Letterarietà

Letterarietà

Letterarietà

Nell’evaporare rinunciando ad ogni “letterarietà” (e ad ogni “letteralità”) questo simbolo trovò surrettiziamente la sua essenza. Essenza vuota di purezza inconsapevole, di inesprimibile vacanza. Perché se Goethe tacque una morte, velò una mancanza (quella di Federico il Prussiano) fu solo per custodirne un’altra, assai più profonda, un punto cieco costituito dal minuscolo vuoto che la Storia non riempie e che, pure, sta sempre nel suo mozzo. E se il vecchio, pure, tacque, fu per abitudine, per cortesia, ma in primo luogo per assenza di Storia, mancando la quale, sempre, si tace (chi, tra tutti noi scolari, non si ricorda “l’Assente”? Quel nome, in effetti solo un nome, che in classe veniva chiamato per i primi tre o quattro mesi dell’anno senza che nessuno rispondesse all’appello finché si capiva che lo sconosciuto, forse, non era mai esistito, o era evaporato nel nulla, se n’era andato chissà dove. Chi lo conosceva, chi l’ha conosciuto? Nessuno. Egli rimase, rimane e rimarrà per sempre Colui che manca, il senza Storia. Eppure ci accompagnerà tutta la vita, reso inossidabile, in effetti, dalla sua stessa assenza, immortale come un piccolo, povero dio, nella sua fragile e poderosa mancanza, nella sua infinita finitezza).

Sotto il silenzio del poeta (assente per elezione) e sotto quello del vecchio (assente per eredità e per razza) ci fu dunque vacanza e mancamento. Questo, ancora oggi, li accomuna.

Chi abita poco e lontano, come me, quel mancamento lo sperimenta ancora, vagamente, quando va (per esempio…) nella Città Eterna e resta annichilito dalla Presenza Monumentale della Storia, dal Presente che è tale perché Storico oppure dallo Storico che è tale perché è Presente.

Non giubila (che avrebbe da giubilare?) anzi, si accorge che lì tutte le cose sono Presenti a se stesse, Storiche e perennemente Monumentali e comprende d’essere portatore di un piccolo, fangoso, residuo non-storico, che non ne vuol sapere di monumentalizzarsi in Presenza, di un niente che può solo tacere, che si manifesta impedendogli di rispondere all’appello.