La storia finita: ancora un appello (stavolta per gli assenti)

La storia finita- ancora un appello (stavolta per gli assenti)

La storia finita: ancora un appello (stavolta per gli assenti)

E in che si differenzia l’Opera da quel raggio di sole in giacca da passeggio che l’ha partorita e che adesso la illumina e la mostra? In nulla. È fatta a sua immagine e somiglianza, cosicché mostrandoLa egli mostra, appunto, Se stesso. Si mette in mostra. Del resto basta guardare la copertina di una rivista di architettura: raramente se ne percepiscono gli argomenti, ma sui protagonisti siamo informati sempre. Sin dalla prima pagina è messo in chiaro che quel che conta non è il cosa ma il Chi, il cosa né è mera funzione. Chi compra, infatti, compra comunque una firma: se è celebre, bene, se non lo è potrebbe pur sempre diventarlo. Tra l’architetto minimalista, quello decostruzionista e quello high-tech sussistono ancora differenze di tipo chimico (a temperatura ambiente le scemenze del primo evaporano, quello del secondo esplodono e quelle dell’ultimo congelano) ma, dopo la decantazione, il deposito epocale è lo stesso: una firma.

Ricordate l’architetto di Cnido? La piccola canaglia che scolpisce il suo nome sotto lo strato di intonaco sul quale è invece scritto quello del re che gli aveva commissionato l’opera, in modo che questo, con gli anni, scompaia e quello rimanga inciso in eterno? Quanti architetti lo prendono a modello! Egli è, molto giustamente, il loro santo protettore.
Io invece, detto fra noi, sto con il re, suo signore e padrone. E mi compiaccio se questi, accortosi della furberia plebea di quel magliaro, gli abbia fatto mozzare lingua e orecchie cacciandogliele, dopo, nel gargarozzo. Niente di personale.