Di Ugo Rosa

Di Ugo Rosa

Di Ugo Rosa

Vorrei raccontarvi un fatto successo qualche tempo fa nella piccola città isolana in cui abito. Era il 28 aprile del 1787, era sabato, cosa di per sé aromatica, ed era anche una bella giornata. In piazza (quella piazza che ancora non s’era messa barba e baffi posticci per farsi chiamare, come altre mille, “Garibaldi”, e veniva dunque indicata come “piazza grande” e basta) c’erano alcuni vecchi seduti in cerchio attorno a due strane persone, due viaggiatori.

Parlavano, i vecchi e i viaggiatori, lingue differenti e molto di quel parlare era fatto di gesti. Uno dei due stranieri aveva un nome gutturale, difficile da dire per un siciliano, si chiamava Goethe, Johann Wolfgang Goethe, e così scrive nel suo diario:
…il buon vecchio borghese che ci ospitava ci condusse nella piazza, intorno alla quale le più notabili persone del paese erano sedute alla maniera antica e s’intrattenevano e vollero essere intrattenute da noi. Abbiamo dovuto parlare loro di Federico II, e l’interesse che sentivano per questo gran re era così vivo, che abbiamo loro nascosto la sua morte -che era avvenuta nell’agosto dell’anno precedente- per non suscitare, con questa cattiva nuova, malumore nei nostri ospiti.